C’era una volta… la consulenza d’immagine (e ChatGPT)

Gennaio porta sempre con sé quella sensazione tipica dei nuovi inizi. Archiviati i suggerimenti last minute per le feste e i bilanci di fine anno, si è proiettati verso nuovi progetti con rinnovato entusiasmo e molteplici obiettivi. Molte persone cercano il cambiamento e una trasformazione d’immagine, con la guida di un consulente, può essere un buon proposito. In un mondo sempre più visuale, in cui la cura esteriore assume grande rilevanza, la consulenza d’immagine, soprattutto nell’ultimo decennio, ha saputo ritagliarsi uno spazio importante.

 

Dove nasce e qual è il suo futuro?

 

Si è diffusa in tutto il mondo a partire dai Paesi Anglosassoni ed è riconducibile al 1975, anno della pubblicazione, negli Stati Uniti, del libro bestseller “Dress for Success” di John T. Molloy. L’autore, considerato l’antesignano della professione, ha dimostrato, mediante il risultato di alcuni studi condotti a campione, come l’immagine e l’abbigliamento possano avere un ruolo centrale nel raggiungere obiettivi personali e professionali e condurre al successo. Fa seguito, nel 1977, la pubblicazione di “ The Women’s Dress For Success Book”. Entrambi i libri hanno divulgato il concetto di power dressing, ovvero affermare il proprio ruolo professionale e sociale attraverso gli abiti. I libri di Molloy si rivolgevano ad un pubblico lavorativo prettamente femminile che, tra gli anni Settanta e Ottanta, si affacciava in un ambiente politico, imprenditoriale e finanziario tipicamente maschile.

 

Tuttavia, vi sono numerosi documenti e testimonianze fotografiche, che attestano la nascita della consulenza d’immagine oltre un trentennio prima delle pubblicazioni di Molloy.

Tra il 1930 e il 1950, infatti fra i camerini della vecchia Hollywood del grande cinema, l’intuizione di alcune costumiste, attraverso il sapiente utilizzo di tessuti e colori, hanno contribuito a trasformare le attrici da celebrità a vere icone di bellezza. Ne è un esempio Edith Head, la costumista delle dive. Tra il 1950 e il 1970, ha vinto 8 premi Oscar ai migliori costumi su 35 candidature ottenute, classificandosi al quarto posto fra le persone ad avere ricevuto più premi Oscar nella storia del cinema e aggiudicandosi una stella sulla Hollywood Walk of Fame, per il contributo all’industria cinematografica.

 

La consulenza d’immagine, dapprima appannaggio esclusivo di celebrità e figure istituzionali, negli ultimi anni ha subito una rapida espansione.

La conquista di una maggiore consapevolezza relativa ad un nuovo concetto d’immagine, come mezzo espressivo per comunicare la propria identità, ha generato un cambiamento nella percezione di questa figura professionale sia in ambito personale che aziendale. La clientela che usufruisce dei servizi di consulenza d’immagine, oggi è piuttosto variegata, così come le motivazioni e le finalità. In ambito personale, c’è chi desidera riscoprire la propria femminilità o virilità o chi necessita di un cambiamento d’immagine, in funzione di importanti cambiamenti fisici o nello stile di vita etc.  In ambiti aziendali, il consulente d’immagine può essere necessario a supporto di altre figure professionali, quali: nutrizionisti, psicoterapeuti, chirurghi estetici etc. nella formazione del personale di vendita o nel rinnovamento del look di aziende più o meno grandi etc.

L’interesse suscitato dalla consulenza d’immagine e la sua espansione, se da una parte hanno creato molte opportunità per gli addetti ai lavori, dall’altro hanno generato  anche delle criticità. Gli istituti che erogano i percorsi formativi con alti standard qualitativi sono in costante aumento, ma piuttosto recenti. Inoltre, in  assenza di un curriculum formativo specifico è facile imbattersi anche in pseudo professionisti. In questo scenario, iscriversi ad associazioni di categoria come AICI, nata nel 1992 con lo scopo di unire professionisti, unificare le competenze, offrire supporto e regolamentare le loro attività, è di vitale importanza per tutelare la professione.

 

A questo contesto, ultimamente si aggiungono degli interrogativi, rispetto ad uno degli argomenti più divisivi degli ultimi tempi, ovvero l’AI, acronimo di intelligenza artificiale.

Di AI ormai si parla praticamente ovunque, sia per illustrarne le potenzialità che per allertare da eventuali pericoli, che possono derivare dal suo utilizzo. Si tratta, infatti di sistemi informatici programmati per riprodurre una forma di intelligenza generica, che simuli capacità umane, quali: il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione e la creatività. I primi prototipi di intelligenza artificiale risalgono alla comparsa dei primi computer, ma solo con le ultime tecnologie questa tematica ha suscitato l’interesse del pubblico. Nei primi esempi di AI, le differenze con l’intelligenza umana erano evidenti, ma con il tempo i sistemi sono stati capaci di ridurne il divario. Complice la sua capacità di processare velocemente una quantità enorme di dati, l’intelligenza artificiale è applicata già da tempo in diversi campi, quali: la medicina, il mercato azionario, la legge, la robotica, la ricerca scientifica, i giochi e perfino la moda, solo per citare alcuni esempi.

Nell’ambito della consulenza d’immagine è il caso di ChatGPT, una tipologia di AI conversazionale, capace di simulare un dialogo attraverso la trasformazione di input testuali o vocali, in output analoghi. Si propone, mediante diverse applicazioni già presenti sul mercato, come un consulente d’immagine personale che offre consigli di stile, in base alle caratteristiche fisiche, cromatiche e stilistiche.

 

Questo scenario, oltre a sollevare dilemmi etici, fa riflettere anche su un altro aspetto fondamentale, ovvero l’utilizzo di un approccio standardizzato, che non tiene conto della complessità dei vari casi di studio.

La consulenza d’immagine è una professione multidisciplinare che, oltre a competenze specifiche, abbraccia anche altri ambiti, quali: la psicologia, il coaching, la crescita personale etc. Queste competenze, insieme all’esperienza maturata sul campo, garantiscono un approccio personalizzato, che nessuna tecnologia potrà mai sostituire. Per formulare un piano d’azione, adeguato alle esigenze del cliente, è  necessario un ragionamento complesso su ogni caso di studio, che tenga conto delle eccezioni e della componente emozionale, che nessun dispositivo può prevedere.

Tuttavia, come è stato detto in precedenza, uno dei maggiori vantaggi dell’AI è saper processare un’enorme quantità di dati. Questo elemento può essere molto utile a fornire informazioni generali, rispetto alle preferenze di un potenziale cliente. Inoltre può coadiuvare il lavoro del consulente d’immagine mediante, ad esempio la creazione di: simulazioni visive, moodboard, capsule wardrobe e riproduzioni virtuali di personal shopping, con un budget specifico, in linea con gli obiettivi del cliente, il suo stile personale e le ultime tendenze moda.

Per concludere, l’intelligenza artificiale può essere integrata nella consulenza d’immagine, come un valido supporto per fornire servizi completi e performanti, ma mai indurre a credere che possa sostituirsi ad essa.