La recente richiesta di una ragazza minorenne arrivata alla mia email, insieme ad un incontro formativo sulla consulenza d’immagine ai minori organizzato dall’AICI Italy, capitolo italiano dell’associazione internazionale di consulenti d’immagine di cui sono membro, mi ha offerto uno spunto per approfondire il tema delicato e piuttosto complesso della consulenza d’immagine ai minori.
Il periodo storico in cui viviamo, mette in luce un’attenzione particolare alla cura dell’aspetto fisico non solo negli adulti, ma soprattutto fra giovani e giovanissimi.
Basti pensare che, attualmente la richiesta di migliorare il proprio aspetto anche attraverso la chirurgia e medicina estetica, è sempre più crescente, ma al tempo stesso decresce l’età di chi ricorre ai trattamenti.
L’ultimo convegno della SIME (Società italiana di Medicina Estetica) ha evidenziato un aumento esponenziale del volume di affari in questo campo a livello internazionale, con numeri in ulteriore crescita entro il 2027. Circa l’80% delle richieste arriva da donne, ma vi è un aumento anche fra gli uomini. Circa il 45% di coloro che ricorrono ai trattamenti estetici sono giovani tra i 19 e i 35 anni. Questi dati sono fortemente connessi all’influenza dei social media che, proponendo determinati standard estetici, spingono le persone a fare sempre maggiore ricorso alla chirurgia. La vita sociale sempre più esposta a livello mediatico induce ad avere timore del giudizio estetico, se l’immagine non è allineata a determinate caratteristiche. Le motivazioni principali infatti che spingono i pazienti più giovani a modificare il loro aspetto, riguardano proprio l’esigenza di volere assomigliare ai modelli proposti dai social media.
A questo scenario si affianca una tendenza estremamente preoccupante, che ha ormai raggiunto proporzioni siderali a livello globale. È chiamata cosmeticoressia ed è l’ossessione delle giovanissime, per l’utilizzo di cosmetici anti-age. Si tratta di preadolescenti, ma anche bambine di appena otto anni, che acquistano prodotti di bellezza fisicamente e online in store come Sephora, ma non solo (da qui l’hastag #sephorakids) Si truccano, mostrano i passaggi della loro beauty routine, dispensano consigli e sponsorizzano prodotti come navigate influencer su social come Tik Tok.
Nella maggior parte dei casi i prodotti utilizzati dalle baby influencer sono inadatti alla loro pelle. Gli attivi contenuti nei prodotti infatti sono formulati per pelli più mature, risultando irritanti ed estremamente aggressivi, con la conseguente comparsa di allergie, eczemi e sviluppo di dermatiti da contatto.
È capitato a molt* di noi da piccol* di volere emulare i comportamenti degli adulti. Personalmente, ho sviluppato un interesse per l’estetica già da quando ho iniziato a muovere i primi passi. Adoravo frugare nel beauty case di mia madre, per indossare il suo rossetto preferito, così come amavo intrufolarmi nelle camere da letto delle mie cugine già adulte, alla ricerca di profumi o prodotti di make-up, che imploravo loro di applicarmi. All’epoca però non esistevano i social e non vi era la sovraesposizione mediatica, a cui si assiste oggi. Il tutto aveva un fine prevalentemente ludico.
Il fenomeno dei Sephora kids ha portato pediatri, psicopedagogisti e dermatologi a porre l’accento sui risvolti negativi dell’adultizzazione precoce, con gravi conseguenze non solo sulla pelle, ma anche sulla salute mentale ed emotiva dei minori.
L’aspetto più preoccupante è l’atteggiamento degli adulti, che spesso spingono i propri figli ad essere belli e perfetti ad ogni costo. Questi comportamenti intaccano la genuinità dell’infanzia e la bellezza dell’essere bambini, minando l’autostima e preparando le basi per conseguenze molto importanti.
L’immagine, che incarna l’ideale estetico del momento, ostenta un’irreale perfezione e diventa uno strumento per ottenere approvazione sociale. La costante pressione a standard estetici estremamente performanti gravano soprattutto sui giovani e giovanissimi che, sotto il peso di modelli disfunzionali, talvolta finiscono per ammalarsi di bellezza.
In Italia vi sono attualmente circa 4 milioni di persone affette da disturbi del comportamento alimentare e circa 4mila di queste muoiono ogni anno, poiché impossibilitate ad accedere alle strutture di cura, a causa delle lunghe liste d’attesa. Tali problematiche hanno un’origine psichica, ma un grande impatto sul corpo e per la loro complessità necessitano sia di un intervento clinico, che di un supporto psicoterapeutico presso strutture specializzate.
Come consulente d’immagine che, attraverso l’aspetto esteriore lavora per migliorare la qualità della vita delle persone, sento una grande responsabilità nel creare una corretta informazione, con messaggi che tentino di fare da contrappeso ad uno scenario tutt’altro che confortante.
Cominciamo con il dare una definizione alla parola immagine. Si potrebbe definire come l’idea o il concetto che si ha di sé stessi. L’opinione che ognuno ha di sé è fortemente legata al concetto di autostima, ovvero al modo in cui ci si valuta nelle varie aree della propria vita. L’autostima si sviluppa già a partire dai primi mesi di vita, si rafforza o indebolisce in adolescenza ed arriva al culmine della sua formazione in età adulta. Le scelte, le aspettative che si ripone nel futuro e le relazioni interpersonali non sono frutto del caso, ma il prodotto di: esperienze pregresse, paura del rifiuto, dipendenza emotiva etc.
Al concetto di immagine di sé si affianca quello di immagine corporea, la cui percezione è influenzata dai seguenti fattori:
- neurobiologici: relativi all’organizzazione del sistema nervoso, dei neuroni e del loro sistema di comunicazione, dal quale hanno origine pensieri, apprendimento ed emozioni
- psicologici: relativi alle esperienze vissute durante l’infanzia e l’adolescenza
- socioculturali: relativi alla cultura di appartenenza, ai modelli estetici presenti in famiglia e nelle proprie cerchie sociali
Il rapporto con la propria immagine è anche strettamente collegato alla relazione tra pelle e sistema emozionale.
La pelle, oltre ad essere una barriera difensiva, in grado di proteggere l’organismo da aggressioni esterne è il più complesso organo sensoriale. Attraverso i recettori presenti è possibile fin dalla nascita e per il corso dell’intera esistenza elaborare gli stimoli provenienti dall’ambiente circostante. La pelle, dunque è il luogo attraverso il quale si origina e sviluppa l’identità di un individuo.
Nelle prime fasi dello sviluppo avviene una differenziazione dell’embrione in diversi strati cellulari interconnessi: endoderma, mesoderma ed ectoderma, dai quali si originano i tessuti, gli organi e gli apparati. La pelle ed il sistema nervoso hanno origine dall’ectoderma e questa stretta correlazione spiega il motivo per il quale la pelle sia il luogo, in cui si manifestano gli stati d’animo, come: fragilità, paura, felicità, stress etc.
L’immagine corporea si riferisce sia al modo in cui si percepisce il corpo, ma anche ai sentimenti che si provano, rispetto alle singole parti che lo compongono. Un rapporto conflittuale con il proprio aspetto genera: bassa autostima, ansia sociale, frustrazione etc.
Le neuroscienze ci dicono che, a dispetto di quanto si creda, il cervello umano non ha la funzione primaria di pensare, ma controllare costantemente che il corpo stia bene e tutta proceda per il meglio. Per questa ragione è possibile affermare che, ogni disagio esterno abbia una radice interna e viceversa e laddove non ci sia benessere (stare bene) non possa esserci bellezza.
Alla luce di quanto detto fino ad ora, quando si parla di immagine, appare chiaro come sia necessario abbandonare la credenza che tutto possa essere ridotto ad un approccio superficiale e semplicistico, dettato da modelli o trend del momento.
La consulenza d’immagine, se svolta con etica e responsabilità, ha la capacità di intercettare i reali bisogni della persona e trasformarli in specifiche scelte di abbigliamento, make-up, colori etc. affinché siano pienamente rappresentative dell’identità individuale.
Le neuroscienze confermano che, il cervello umano raggiunga una piena maturazione solo intorno ai 25/26 anni, in particolare nella corteccia prefrontale, area deputata alle scelte, alle responsabilità e alla direzione da seguire, ma anche alla proiezione di sé stessi nel futuro. Come potrebbe un adolescente o un bambino avere questa consapevolezza?
Questo spiega a livello scientifico come qualunque intervento estetico, atto a modificare il proprio aspetto non si adatti a persone molto giovani e men che meno ai minori nonostante il consenso dei genitori.
La consulenza d’immagine non fa eccezione. Si tratta di un percorso personalizzato, che si pone come obiettivo quello di aiutare le persone a valorizzare sé stesse, attraverso l’immagine.
Come è stato detto precedentemente ogni cambiamento interno ha ripercussioni esterne ed ogni cambiamento sull’aspetto esteriore ha radici e bisogni più profondi. Partendo da questo concetto, è possibile affermare che, l’accompagnamento al cambiamento, mediante la consulenza d’immagine, sia una sorta di percorso di crescita personale e in quanto tale è studiato su specifiche esigenze ed obiettivi e pertanto differisce da persona a persona. Se così non fosse, l’intervento di un consulente d’immagine sarebbe inutile e talvolta controproducente. Per questo motivo sono contraria, in vista di ricorrenze o momenti particolari, a regalare ad altri servizi di consulenza d’immagine, senza un esplicito consenso e volontà da parte della persona direttamente interessata.
Esaminando ancora di più nello specifico ciò che concerne la consulenza d’immagine, è possibile notare soprattutto negli ultimi anni come si sia allargata a macchia d’olio la tendenza a “farsi analizzare” per scoprire la propria stagione cromatica di appartenenza. Sulla base di questo trend, sono molteplici le richieste di sessioni di armocromia da parte di madri, che vorrebbero organizzare una sorta di color party per il compleanno delle loro figlie adolescenti o di ragazze giovani, se non addirittura minorenni, che contattano le consulenti d’immagine, perché sui social impazza il trend dei drappi colorati, per rivelare palette e stagione cromatica.
Mi preme ricordare che, l’argomento “palette” ed “analisi cromatica” sia più complesso di quanto si creda. Nella scelta di un look, i colori sono gli elementi ad avere il maggiore impatto visivo e la loro funzione esula da quella puramente estetica. Hanno anche un valore psicologico, in quanto veicolano messaggi subliminali legati alla sfera emozionale ed una funzione comunicativa, poiché rafforzano o indeboliscono gli obiettivi di comunicazione espressi da abiti, accessori, make-up etc. Un’ immagine “in palette”, che non integri anche gli aspetti energetici e comunicativi dei colori, è incompleta e dunque finalizzata unicamente a rincorrere il trend del momento, con un implicito messaggio impersonale e di omologazione per chi usufruisce di tale servizio.
L’aspetto più preoccupante ed eticamente discutibile è che vi siano colleghi, che si rendano disponibili ed accondiscendenti a simili richieste, in nome di popolarità ed engagment. Per questo è importante scegliere professionisti, che facciano parte di associazioni riconosciute a livello internazionale come AICI (Association of Image Consultants International) il cui scopo è riunire i professionisti del settore e regolamentare le loro attività, mediante la sottoscrizione di un codice etico, che esclude bambini e minori dai servizi di consulenza d’immagine.

