Il recente caso di Andy Byron, CEO di Astronomer, sorpreso dalla “kiss cam” durante il concerto dei Coldplay, ha suscitato molto interesse nell’opinione pubblica e riaccende i riflettori sull’importanza di preservare la propria immagine.
È bastato infatti un abbraccio ripreso dai maxi schermi, con Kristin Cabot, capo delle risorse umane della medesima azienda, con la quale pare vi fosse una relazione non dichiarata, perché scoppiasse lo scandalo.
Negli Stati Uniti, infatti la vendita dei biglietti per gli eventi pubblici comprende anche una concessione all’utilizzo e divulgazione di immagini senza autorizzazione. Una persona presente all’evento ha così registrato un video, con il suo smartphone nel momento in cui i due venivano ripresi e successivamente divulgato sui social media, dove è diventato virale.
La società americana, con sede a New York, da milioni di dollari di fatturato, è leader nel fornire alle aziende software per gestire e automatizzare il flusso dei dati. La vicenda ha avuto delle pesanti ripercussioni sia sulla sfera privata, che su quella pubblica del manager. Astronomer ha infatti immediatamente provveduto a sostituire Byron e Cabot, ingaggiato una portavoce temporanea per gestire la crisi e avviato un’indagine interna, trovandosi travolta dalla bufera mediatica.
Questo caso non è certamente l’unico, che vede personaggi pubblici nel mirino per comportamenti legati alla loro vita privata. Celeberrimo è stato lo scandalo, che negli anni ‘90, coinvolse l’allora presidente degli Stati Uniti Bill Clinton. In molti ricorderanno la sciagurata vicenda di estorsione, che ha coinvolto Piero Marrazzo, all’epoca governatore della regione Lazio; fino al più recente caso dell’ex ministro della cultura Gennaro Sangiuliano, in seguito al quale è stato costretto a rassegnare le dimissioni.
È ormai noto, come l’immagine contempli anche i nostri comportamenti e sia strettamente collegata alla condotta e ruolo sociale.
Tralasciando casi di scandali sessuali, è bene comunque ricordare che la linea di confine tra privato e pubblico è sempre più sottile e comportamenti considerati banali, talvolta possono avere risvolti molto importanti, come ad esempio il Pandoro-gate, neologismo entrato ufficialmente nella Treccani, nato dal caso che ha travolto Chiara Ferragni, legato alla pubblicizzazione e alla vendita di una marca di pandoro.
I casi appena citati sono certamente fra i più emblematici, ma chiunque, suo malgrado, può trovarsi in situazioni altrettanto spiacevoli.
In un mondo altamente tecnologico e digitalizzato ognuno di noi utilizza i social media per promuovere sé stesso e creare nuove opportunità. In questo scenario è bene prestare attenzione alle norme di comportamento da utilizzare, per non incorrere in situazioni sgradevoli.
A questo argomento ho dedicato un articolo un po’ di tempo fa: https://simonaloria-mystyleofbeauty.com/netiquette-come-migliorare-la-vostra-immagine-online/
Un concetto, che ricordo spesso a chi si avvicina alla consulenza d’immagine, è quello di considerare forma e sostanza come un’entità univoca. Ognuno di noi è costantemente esposto al giudizio altrui e che lo si accetti o meno, prima si è valutati per come si appare e solo successivamente per le capacità, che si è in grado di dimostrare. Più è alto il ruolo sociale ricoperto, più è alto lo standard di condotta da preservare sia nel privato, che nel pubblico.
Una conversazione o evento privato, ad esempio, possono non rimanere tali, a causa dell’utilizzo di strumenti tecnologici, che possono catturare un momento, trasformalo in virale ed incidere negativamente sulla nostra reputazione. A tal proposito, il D.P.R. 16 aprile 2013, n.62, modificato dal D.P.R. 13 giugno 2023, n.81, ha introdotto norme specifiche sull’utilizzo delle tecnologie e dei social media per i dipendenti pubblici. In generale, la giurisprudenza ha confermato, come comportamenti avvenuti al di fuori dall’ambito lavorativo, ma che danneggino l’azienda o il rapporto di fiducia tra quest’ultima e il dipendente, possono essere oggetto di provvedimenti disciplinari e compromettere il rapporto professionale.
Prestare attenzione ai propri comportamenti, non significa adottare un atteggiamento difensivo e poco spontaneo, che limiti la libertà personale, ma comprendere che, la credibilità e l’autorevolezza si costruiscono cominciando da coerenza ed affidabilità anche in ambiti extralavorativi.
Commenti inappropriati, termini scurrili, atteggiamenti intolleranti e aggressivi sia in presenza, che nei social o comportamenti in contrasto con il proprio ruolo sociale e deontologia professionale, solo per citare alcuni esempi, possono compromettere la nostra credibilità.
Ognuno di noi ha il diritto di preservare la propria vita privata, ma non può ignorare che i comportamenti inerenti alla sfera personale incidano sull’immagine pubblica.

