Body Shaming? No, grazie!

L’ estate è arrivata e con essa anche la voglia di scoprire la pelle e dedicare un po’ più di tempo a ciò che amiamo. Giugno è il mese con le giornate più lunghe e ci consente di avere più tempo per stare all’aria aperta. Nel weekend, si sente il bisogno di rigenerare la mente dalla routine settimanale, ritagliandoci dei momenti di relax oppure concedendoci una breve vacanza prima del caos d’agosto.

Alcuni giorni fa, ho letto un articolo, che riportava i dati di un sondaggio. Circa il 30% delle donne si sentirebbe a disagio nel mostrare il proprio corpo al mare. Nonostante le numerose campagne volte all’inclusività ed all’accettazione, siamo spesso (ed ancora) condizionati dai rigidi canoni estetici imposti dalla società. Oltre a questo, vi è un fenomeno sempre più dilagante: il body shaming, a causa del quale una donna su due sarebbe vittima d’insulti sulla forma fisica.

Di cosa si tratta?

Dalla traduzione delle due parole di derivazione inglese, body = corpo e shaming da shame = vergogna, si intuisce la tipologia del fenomeno. Consiste nel deridere ed umiliare le persone per il proprio corpo, mediante gesti, allusioni, parole e commenti offensivi alle foto pubblicate sui social, fino a vere e proprie aggressioni fisiche. Si tratta a tutti gli effetti di violenza psicologica, le cui vittime sono soprattutto donne di tutte le età.

Il body shaming  si riferisce a qualunque caratteristica fisica (altezza, adiposità, seno, naso, cicatrici, malformazioni etc.) che non rientrerebbe canonicamente nell’ideale di bellezza attuale. Parole e commenti apparentemente frivoli ed insignificanti, rivolti a persone fragili ed insicure, ledono l’autostima. Le persone, oggetto di queste odiose attenzioni, si sentono sbagliate ed inadeguate ad affrontare la vita di tutti i giorni. Com’è facilmente intuibile, questa pratica raggiunge il suo apice d’estate, con commenti sulla cellulite, su come si stia in costume etc. Le vittime si sentono a disagio nel mostrare il proprio corpo e convinte di attirare sguardi indiscreti, finiscono per isolarsi. Questa spirale d’insicurezza sfocia spesso nell’ansia sociale, nella depressione ed in disturbi molto più gravi, come l’anoressia, la dismorfofobia, la bulimia, la dipendenza da cibo fino ad arrivare al suicidio.

Esistono diversi tipi di body shaming, come il “fat shaming”, ovvero le mortificazioni verso persone che hanno un fisico un po’ più morbido o addirittura gravi problemi di obesità. Al contrario, il “thin (o skinny) shaming” ha come bersaglio le persone considerate troppo magre o sottopeso a causa di seri problemi alimentari. Si tratta di un fenomeno trasversale, che colpisce anche gli uomini, ma si concentra morbosamente sul corpo delle donne.

Non sono escluse neanche le celebrità, perennemente sotto la lente d’ingrandimento di riviste e dei famigerati haters: utenti, che nascondendosi dietro false identità, diffondono sul web odio e cattiveria. Nel mirino Lady Gaga, che dopo la sua esibizione ai Super Bowl nel 2017, era stata criticata per un accenno di pancia. L’attrice Anne Hathaway, “colpevole” di aver accumulato troppi chili in gravidanza. Selena Gomez, definita “brutta” dallo stilista Stefano Gabbana ed aspramente criticata, per via di una cicatrice in seguito ad un trapianto di rene. Céline Dion duramente giudicata per l’eccessiva magrezza. Ashley Graham, la modella curvy diventata una vera influencer. Vittima di odiosi commenti sul suo corpo, Ashley è diventata promotrice di messaggi di body positive, in cui invita le donne ad accettarsi e valorizzarsi, senza preoccuparsi delle imposizioni dell’industria della moda. Questi sono solo alcuni degli esempi più celebri di body shaming, ma la lista sarebbe ancora lunga.

Spesso, siamo del tutto inconsapevoli del fatto che pronunciare frasi apparentemente innocue e sarcastiche, come : “Mangia di più, sei uno stecchino!” oppure “Dovresti fare attività fisica, sei un po’ cicciottella!” o le classiche affermazioni : “Sei ingrassata?” o “Ti trovo dimagrita!” abbia degli effetti negativi sulla psiche di chi le riceve, con conseguenti ripercussioni sull’autostima.

Ricordo, un episodio in particolare, accadutomi molti anni fa. Premetto, che ho sempre mantenuto la mia taglia 40 dal momento in cui ho raggiunto la mia “altezza” e complessivamente posso definirmi proporzionata e normopeso. Avevo circa diciotto anni e mi recai in un negozio per acquistare un vestito. Dopo aver scelto il modello, chiesi la mia taglia alla commessa, la quale porgendomi quella più piccola mi disse: “questa è la taglia che l’azienda riserva alle ragazze come te, che non mangiano pur di essere così magre!” La sua affermazione mi lasciò basita e non fui in grado di proferire parola. Evidentemente, per la signora era inconcepibile pensare, che dietro a quella magrezza (eccessiva dal suo punto di vista) ci fosse un metabolismo giovane e funzionante, che non aveva bisogno di fare particolari rinunce ed una genetica, che inevitabilmente aveva la sua influenza. Non ebbe la minima idea, che quelle parole apparentemente senza malizia, ebbero il potere di compromettere ulteriormente l’autostima già vacillante di una ragazzina.

Molte persone ignorano totalmente i meccanismi autodistruttivi, che la mente è capace d’innescare quando rifiuta il proprio corpo. Non sottovalutiamo mai il peso delle parole!!!

Come possiamo difenderci ?

Sarebbe alquanto semplicistico affermare, che ognuno di noi dovrebbe rimanere impermeabile alle critiche. È altresì difficile, senza correre il rischio di cadere nella retorica, convincere chi ha un rapporto conflittuale con il proprio corpo, di accettarlo nonostante il parere altrui. In realtà, noi non abbiamo nessun potere sui pensieri e comportamenti degli altri. Ciò che possiamo fare è concentrarci sulla nostra sfera di controllo, che determina i nostri pensieri, le nostre azioni ed il modo in cui reagiamo a tutto ciò che ci accade. Le parole, in termini di rancore e disprezzo, non hanno alcun potere distruttivo, se noi non lo permettiamo. I giudizi degli altri riguardo il nostro aspetto non devono essere un problema. Rappresenta un loro limite, che non ci riguarda e pertanto non dovremmo preoccuparcene.

Abbiamo detto che i nostri pensieri e le parole sono importanti …

Guardarci allo specchio con aria critica, puntualizzando su ogni difetto non ci aiuta. Paragonarci ad altre donne e sentirci svilite, perché non siamo uguali a loro, non fa altro che aumentare la negatività ed il senso di frustrazione. Piuttosto, cerchiamo di distogliere l’attenzione dall’aspetto fisico e concentriamoci su altre cose. Cerchiamo di coltivare altri interessi, che aumentino la nostra autostima e ci diano una buona dose di positività. Fra amiche, cerchiamo di trovare altri argomenti di conversazione, che non siano solo incentrati su peso, bellezza e diete. Allontaniamo dalla nostra vita le persone negative, che ci fanno sentire inadeguate. Lasceremo spazio ad altre, che condividano i nostri interessi, che ci amino così come siamo e ci spingano a dare il meglio di noi stesse. Diventiamo più selettive con le persone che ci circondano. Nell’utopico tentativo di avere l’approvazione di tutti, si corre il rischio di non piacere a nessuno.

La bellezza è prima di tutto una predisposizione mentale e di conseguenza un riflesso delle nostre convinzioni. Più la mente è abituata alla bellezza ed alla positività, più sarà in grado di coglierla laddove prima non era in grado di vederla. La salute ed il benessere sono le vere prerogative per sentirci belle. Un’alimentazione sana ed equilibrata, fare attività fisica, stare all’aria aperta e coltivare le passioni stimolano la produzione di serotonina, l’ormone della felicità. Più serotonina avremmo in circolo, più staremo bene con noi stesse e viceversa. Ognuna di noi ha la fortuna di avere delle peculiarità, che la distinguono fra miliardi di persone. Perché spendere inutili energie nel voler essere qualcun’altra, se hai la ricchezza di essere unica?

“Non farò più vani tentativi di imitare gli altri. Invece metterò in mostra sul mercato la mia unicità. […] Inizierò ora ad accentuare le differenze e a nascondere le somiglianze”. 
(Og Mandino)